Reiki: sistema di autoguarigione

Reiki: un sistema di autoguarigione

Chi non ha mai letto o sentito la parola “reiki”? Ebbene, quando si parla di reiki si fa riferimento ad un sistema di autoguarigione. Di base, è un metodo di cura tramite il tocco delle mani, tramite il quale l’individuo può guarire da disturbi fisici. Potremmo definirla una tecnica efficace di riduzione dello stress, di rilassamento e di ripristino della salute fisica, ma in realtà è molto di più. Infatti, si basa sulla manipolazione dell’energia vitale individuale, a tal punto che il corpo può guarire da solo. Ma vediamo insieme dove ha origine e come funziona!

 

Reiki: le origini

Le origini del reiki, sistema di autoguarigione, trovano le proprie radici in Giappone. In particolare, è una tecnica che fa riferimento al buddismo tibetano. L’antesignano di questa pratica è Mikao Usui, un monaco cristiano giapponese che lo riscoprì tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Per capire meglio il reiki va detto che pure il nome, ovviamente, deriva dal giapponese; in particola deriva da “rei”, termine con il quale si indica l’energia vitale dell’universo, e “ki”, l’espressione individuale di tale energia. In altre lingue e filosofie, poi, il “ki” è chiamato anche “chi”, “prana”, “libido”, “orgone”.

 

Reiki: il principio e lo scopo del trattamento

Su cosa si basa il principio del reiki, sistema di autoguarigione? Su quest’assunto: in una persona sana c’è un’energia che scorre liberamente; tale energia, in seguito a squilibri spesso emotivi, ma anche a fattori esterni di stress o incidenti, può andare incontro a blocchi. Naturalmente, questi blocchi si manifestano con somatizzazioni fisiche come tensioni, contratture, spasmi, dolori, disfunzioni di organi, malattie. Dunque lo scopo ultimo di questa tecnica di cura manuale è quello di trovare nuovamente il proprio benessere psichico e fisico.

 

Reiki: come funziona

Ma come funziona il reiki, “sistema di autoguarigione”? In una seduta, la prima cosa da fare è scambiare alcune parole con il terapista per creare apertura e sintonia. Il trattamento inizia con la “centratura”, vale a dire l’acquisizione dello stato di quiete e di equilibrio da parte dell’operatore. Si tratta, cioè, di uno stato meditativo di connessione con l’universo, durante il quale il paziente deve mettersi in contatto con il proprio corpo respirando profondamente. Prima di addentrarci nel vivo della pratica, però, è importante specificare che di base questa tecnica nasce come auto-trattamento; tuttavia, come si sta vedendo, è anche possibile trasmettere l’energia ad altre persone.

La tecnica di pressione

Entrando nel vivo della seduta, si inizia eseguendo quello che è definito il “tocco dolce” delle varie parti del corpo. Nel trattamento completo, le mani dell’operatore vengono delicatamente appoggiate, per una durata di 3-5 minuti, su varie zone del corpo del paziente. Chiaramente, come avviene anche in altri trattamenti, queste zone si trovano in corrispondenza dei “centri” energetici della medicina orientale, denominati chakra. Dopo la terapia, è importante che il paziente rimanga rilassato e in stato di quiete per alcuni minuti. Deve prendere il tempo necessario per assimilare a fondo l’esperienza.

La posizione supina

Il tocco avviene secondo un procedimento standardizzato. Altrimenti, nel caso vi sia una zona dolente ben determinata, si può intervenire con un trattamento localizzato alla sola area interessata.

Ad esempio, si inizia con la posizione supina. Qui, si toccano: occhi, tempie, nuca, petto (cuore e polmoni), regione epigastrica (fegato, stomaco, milza), regione periombelicale (intestino), inguini (organi genitali, anche).

La posizione prona

Lo stesso vale per la posizione prona. Qui si toccano: spalle, scapole (cuore, polmoni), regioni sottoscapolari (fegato, milza), lombi (reni, surreni), regione sacrale (retto, organi genitali), cavi poplitei, piante dei piedi.

 

Reiki: i livelli di apprendimento

Secondo il suo antesignano, il già citato Mikao Usui, l’apprendimento del reiki -sistema di autoguarigione, si articola in tre livelli. Sono tre tipologie di corsi professionali, anche se tutte e tre condividono due fasi: le “attivazioni”, che hanno lo scopo di riportare alla coscienza il fatto che di base si abbia una potenziale capacità di guarigione; e il vero e proprio procedimento. Il bagaglio energetico del reiki si avvale anche della sua simbologia; infatti, disegnando i simboli reiki con la mano o mentalmente, sfruttano il campo elettromagnetico, riattivando canali che conducono l’allievo al risveglio e alla consapevolezza delle proprie potenzialità.

Il primo livello: il corpo

La tecnica del primo livello, permette già di utilizzare il reiki a scopo curativo, su se stessi e sugli altri, attraverso l’imposizione delle mani. In questo primo livello sono insegnate le posizioni di base per agire sui punti vitali del corpo. Tra tutti i risultati, si può dire che il beneficio più immediato che è possibile ottenere con il trattamento è la riduzione del dolore. Questa riduzione interessa sia il dolore fisico che psicologico, talvolta fino alla sua totale scomparsa. Parlando invece di benefici più duraturi, quello più profondo è senza dubbio una dissoluzione di blocchi energetici e un conseguente ripristino del normale scorrimento dell’energia vitale nell’organismo.

Il secondo livello: la mente

Come per il primo livello, si distingue una parte pratica, in cui si imparano a usare i simboli reiki, e una di “attivazione spirituale”. Questo livello di apprendimento necessita di un tempo di acquisizione di undici ore circa. I simboli reiki tramandati e codificati da Mikao Usui sono tre e ognuno ha una sua precisa caratteristica, che viene spiegata e praticata. È tuttavia importante dire che si ricevono i simboli solo dopo aver consolidato i benefici di questa pratica giapponese.

Terzo livello: l’anima

Parlando del terzo livello è doveroso dire che il corpo ha beneficiato degli effetti dell’energia, la mente si è quietata di fronte ai dubbi e alle perplessità sull’efficacia e la semplicità delle applicazioni del reiki. Il terzo livello è dunque quello del Master reiki e il corso ha una frequenza diversa per ogni maestro, che ne decide autonomamente la durata, che può essere anche di alcuni anni. Questo livello fornisce gli strumenti adatti per svolgere trattamenti professionali, diventare operatori reiki, condurre corsi e seminari di reiki e le relative “attivazioni”. Dovrebbe prevedere anche un approfondito lavoro personale di armonizzazione della personalità e di riflessione sui valori più alti.

 

Reiki: scuole e centri in Italia

Nella nostra nazione, sono tante le scuole, le accademie o i centri culturali di ricerca in cui è possibile apprendere il reiki, il sistema di autoguarigione. Tra questi, sicuramente la scuola di Erba Sacra di Roma, che è tra le maggiori realtà in Italia. Anche le altre accademie o piccole realtà, hanno la possibilità di accedere ad un’offerta formativa che tuttavia prevede sempre la pratica in sede. Si ricorda, ad ogni modo, che il titolo è professionalizzante e legalmente riconosciuto.

Reiki: Centri Spa in cui effettuare i trattamenti

Molto spesso, il sistema di autoguarigione conosciuto come Reiki è ampiamente cavalcato anche nei centri benessere e Spa. Infatti, molto spesso si ritrovano i trattamenti reiki nei massaggi. Tra i migliori centri benessere e le migliori Spa italiane in cui potersi sottoporre – previa prenotazione – ad un trattamento reiki, troviamo:

  • Il centro benessere Michelangelo a Montecatini (vedi Migliori Spa di Montecatini): in questa struttura i trattamenti olistici come il reiki sono compresi nel percorso Idrorelax, che dà diritto ad accedere anche alle vasche di acqua termale.
  • La struttura alberghiera Le Macinaie a Castel del Piano: già famosa per i suoi Trattamenti shiatsu in Toscana, è possibile anche effettuare trattamenti di riflessologia plantare, cui il reiki è spesso associato. Entrambe queste pratiche seguono, infatti, l’assunto di base secondo cui c’è un collegamento tra le patologie ed i punti energetici specifici del nostro corpo.

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