Osteoporosi: la malattia dell’osso

L’osteoporosi è una malattia che interessa le ossa. Il suo principale effetto è quello di causare – da qui il nome – un osso poroso.

Vediamo come agisce: nell’immagine sottostante potete vedere un confronto tra un osso “sano” ed un osso colpito da “osteoporosi”.

Nel secondo caso, quindi in quello malato, si deteriora il tessuto che circonda l’osso, che diventa anche meno denso.

Ma quali sono le conseguenze sulla salute di chi ne è affetto? Sicuramente, ci sono probabilità più alte di fratture delle ossa; tra queste, quelle più colpite sono in genere il femore, il polso, l’omero e la caviglia.

Le fratture eventuali possono avvenire in modo spontaneo oppure in seguito a traumi, anche di piccola entità, come un lieve urto.

Osteoporosi: da cosa è originata

La prima cosa che va indagata è cercare di capire da cosa deriva l’osteoporosi. Di base, nel nostro corpo ogni cosa si evolve e “invecchia”: la cellula, l’apparato scheletrico. Quindi, in quest’ottica, il deterioramento dell’osso può essere visto come un processo naturale. Se ci pensiamo, fino ai 30 anni il nostro corpo calcifica in maniera più veloce; al contrario, dopo i 30 anni c’è un graduale rallentamento del processo. Per le donne che vanno in menopausa, invece, si stima quasi un raddoppiamento della velocità di perdita ossea.

Però, se da un lato il deterioramento osseo può sembrare naturale, dall’altro può essere anche patologico.

Infatti, molti credono che l’osteoporosi colpisca prevalentemente gli anziani, ma in realtà può interessare ogni fascia d’età.

Andiamo subito a fare delle precisazioni.

Tipi di osteoporosi

L’osteoporosi si divide in primaria e secondaria.

Quella primaria colpisce in particolare le donne in menopausa e le persone anziane. Quella secondaria può interessare ogni fascia d’età e quasi sempre insorge per malattie, assunzione di farmaci a base corticosteroidea e sostanze tossiche.

Le donne: le maggiori vittime di osteoporosi.

Secondo L’OMS, il sesso femminile è quello più colpito da questa patologia. Solo negli USA, ad esempio, 25 milioni di persone soffrono di osteoporosi, di cui il 90% sono donne. Ma perchè sono proprio le donne ad esserne bersagliate?

In effetti, con il passare del tempo, il corpo femminile non produce più lo stesso quantitativo di  estrogeni, quegli ormoni che, tra le altre funzioni, proteggono le ossa.

Con questa diminuzione degli estrogeni, si ha un minor assorbimento di calcio, fondamentale per le ossa. In più, si verifica una bassa produzione di calcitonina, l’ormone che inibisce la demineralizzazione.

Al contrario, negli uomini succede molto spesso che l’ormone del testosterone dura quasi per tutta la loro vita e, anzi, ad un certo punto della loro esistenza, si converte in estrogeni.

Dati alla mano, è stimato che una donna perda circa il 15% della massa ossea a partire da dieci anni dall’inizio della menopausa. A 70 anni, il calo può arrivare intorno al 30%, raddoppiandosi.

L’osteoporosi di tipo secondario

Indaghiamo, ora, l’osteoporosi di tipo secondario; se in quella di tipo primario ad esserne colpiti sono prevalentemente i soggetti femminili, l’osteoporosi secondaria coinvolge soprattutto gli uomini.

Tra le cause, sono state identificate particolari patologie o abuso di sostanze a base corticosteroidea.

Le cause patologiche

Le malattie principali che determinano il deterioramento osseo sono perlopiù il diabete mellito, unitamente a diverse affezioni di carattere cronico. Tra queste, le pancreatiti, la cirrosi epatica, l’ insufficienza renale cronica.

Le cause farmacologiche

I farmaci che favoriscono una osteoporosi di tipo secondario sono quelli che determinano o possono influenzare l’alterazione della secrezione o dell’efficacia dell’insulina. 

Osteoporosi: le zone più colpite

Ma quali sono le zone più colpite da questa malattia? Secondo le evidenze statistiche, la suddetta patologia si manifesta perlopiù nella colonna vertebrale, nella parte interna del femore e nel radio. Ci sono, eppure, anche casi più rari: ad esempio, talvolta si è riscontrata anche nell’omero, nella tibia e nel metatarso.

Come diagnosticarla?

Uno dei problemi principali sembra proprio capire come diagnosticare questa malattia e quindi intervenire nelle giuste tempistiche. Questo perché, specie negli stadi iniziali, l’osteoporosi non dà sintomi. È solo nella fase avanzata, infatti, che provoca mal di schiena e, nelle sue forme più gravi, abbassamento dell’altezza, postura incurvata.

Ci sono diversi metodi di indagine per identificare la presenza dell’osteoporosi nel corpo umano e per capire se si tratti di una condizione primaria o secondaria.

Il metodo radiologico

Il metodo più utilizzato per individuarla è generalmente quello della densitometria ossea. Si tratta di una visualizzazione radiografica con tecnica DEXA, che permette di valutare la quantità di osso trabecolare e corticale. Questa particolare tecnologia consente, quindi, di misurare i livelli di minerale osseo nei vari punti strategici soggetti all’osteoporosi: il rachide lombare, il femore prossimale.

Il metodo laboratoriale

Un altro metodo di indagine può essere, ad esempio, l’individuazione della presenza di ipercortisolismo nel corpo. Questo proprio perché, come abbiamo già visto, la presenza di un tasso elevato di cortisolo può provocare rischi di frattura, di diabete, ma anche cardiovascolare.

Questa eventuale presenza di ipercortisolismo va ricercata con esami specifici, sempre tenendo un occhio di riguardo per i soggetti ipertesi.

Come curare l’osteoporosi

Eccoci giunti al momento più critico di questa guida conoscitiva sull’osteoporosi. In fondo, parliamoci chiaro, la cosa che interessa di più a chi è affetto da una malattia è senza dubbio guarire. Come si guarisce, quindi, dall’osteoporosi?

Di fatto, l’osteoporosi si può solo rallentare, contrastare, proprio perché non si può evitare il processo naturale di invecchiamento e deterioramento dell’osso. Si può e si deve, però, intervenire, specie in quelle condizioni precoci che sono deleterie per la persona affetta da questa malattia.

Vediamo insieme i due principali tipi di approccio per questa condizione debilitante.

L’approccio farmacologico

I farmaci d’elezione per il trattamento dell’osteoporosi sono principalmente i bisfosfonati. Grazie alla loro azione anti-riassorbitiva, possono vantare una riduzione del 40-70% delle fratture vertebrali e del 40-50% delle fratture di femore.

Un altro metodo di cura che si basa sui farmaci è quello di sottoporsi alla TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva). Di base, una terapia con soli estrogeni può stabilizzare di molto le ossa. Per contro, va tenuto in considerazione che una terapia ormonale a lungo termine può determinare l’insorgenza di tumori della mammella e malattie cardiovascolari. È per questo che di solito la TOS si consiglia per breve tempo e soprattutto ai soggetti giovani, che nel corso della vita sono sempre in tempo a sostituire la terapia.

Infine, c’è la SERMs, una terapia concettualmente simile alla TOS: attraverso l’assunzione di un farmaco, si vanno ad emulare gli estrogeni sull’osso senza però avere le controindicazioni tumorali o intaccare su mammella ed endometrio. L’unico SERM attualmente disponibile è il raloxifene, in un’unica dose giornaliera di 60 mg. Secondo i dati scientifici, il farmaco in oggetto riduce del 34-51% il rischio di fratture vertebrali.

L’approccio non farmacologico

Un metodo per aiutare le persone affette da osteoporosi è sicuramente quello delle cure termali, che peraltro possono sempre essere associate anche ad una terapia farmacologica, per massimizzare i risultati.

Ma qual è il miglior percorso termale per intervenire sull’osteoporosi? Di solito il ciclo ottimale dura 12 giorni e comprende la fangobalnoterapia, alcuni massaggi e terapie balneari mirate. Vediamole insieme.

La fangobalneoterapia

Fare un bagno nei fanghi, per ora risulta essere il metodo terapeutico più utile nell’approccio all’osteoporosi, dal momento che i fanghi vanno a rimineralizzare il corpo. In altri termini, immergersi nei fanghi va a favorire il ripristino del metabolismo del tessuto osseo. Non solo: all’immersione si può associare anche un trattamento di applicazione di fango termale per 15 minuti sulle articolazioni esposte a rischio di frattura.

Le terapie balneari specifiche

Un altro metodo termale che va ad aiutare nel trattamento dell’osteoporosi è quello di effettuare un’immersione per 15 minuti in un’acqua arricchita di ozono.

Nella fase di sperimentazione scientifica, dunque in colture di cellule e trattamento di cavie affette da osteoporosi, si è notato come questa patologia sia collegata ad un abbassamento del livello di idrogeno solforato. Ecco: l’idrogeno solforato costituisce alcune acque termali. Sicuramente tra le migliori strutture per la cura di questa malattia si possono indicare le Terme dell’Emilia-Romagna.

I massaggi

La fine del protocollo balneare nei confronti dell’osteoporosi è caratterizzata da un massaggio di 20 minuti. Ci sono dei prodotti specifici che, se applicati topicamente, possono essere davvero utili. Ad esempio, le terme di Salsomaggiore producono una pomata iodica, un composto che facilita l’assorbimento degli elementi attive delle acque che si sono depositati sulla pelle.

Altri accorgimenti e metodi di cura

Per finire, ecco degli altri accorgimenti e metodi di cura: innanzitutto, il consiglio principale è quello di non tralasciare la dieta ed il movimento. E’ sempre fondamentale l’assunzione del calcio; per quanto riguarda l’attività fisica, invece, il consiglio principale è quello di dedicarsi ai legamenti e alla struttura muscolare.

Attenzione, però, è meglio farlo bene; in alcuni soggiorni termali, infatti, ci sono delle palestre di idroterapia: è dimostrato che gli esercizi svolti in acqua hanno meno carico articolare. Questo perchè c’è una spinta naturale al galleggiamento e dunque un minor rischio di caduta e frattura.

Se pensiamo, banalmente, ad una corsa su terreno fisico ed ad una nuotata, è molto più sicura la seconda, dal momento in cui non ci sono particolari rischi di urti, fratture od altri pericoli.

Da tenere in considerazione, poi, anche il beneficio cardiovascolare, in particolare nella scelta di un’alimentazione equilibrata, che riduce le ostruzioni.

 

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