Stufe di Nerone: Terme nei Campi Flegrei

Le Stufe di Nerone sono tra i siti termali più antichi della Campania, situate nella località suggestiva dei Campi Flegrei.

Le acque termali  che sono sfruttate dalla struttura sgorgano alla temperatura di 80°C. I minerali principali contenuti in queste acque agiscono direttamente sul tono muscolare e sull’elasticità; per questo, il centro termale che ospita le Stufe di Nerone è molto frequentato da chi vuole curare reumatismi, artrosi o fare riabilitazione.

La struttura, che è anche dotata di un centro benessere, è situata all’interno di un parco termale. Qui ci sono ulteriori sorgenti naturali e alberi come palme e ulivi. Nella zona calda, infine, ci sono le saune e gli idromassaggi.

Ma scopriamo insieme le particolarità della struttura!

Stufe di Nerone: le saune naturali

Le Stufe di Nerone propriamente dette sono saune naturali, ovvero cavità ad alta concentrazione di vapore, di ambiente caldo-secco, riscaldate dalle acque termali del sottosuolo, di origine vulcanico.

La loro temperatura interna è di 53 gradi, ma perché è così importante saperlo?

Il funzionamento delle stufe: l’antroterapia

Chi entra in queste saune naturali si sottopone volontariamente a quella che chiamiamo antroterapia; ecco come funziona: le Stufe di Nerone, che hanno una temperatura interna di 53 gradi, scatenano una risposta di sudorazione della persona. Lo stress termico incide sulla circolazione, sulla purificazione (eliminazione delle tossine) e sul ricambio epidermico.

Ogni stufa, inoltre, proprio per l’elevata concentrazione di vapore, è anche un aerosol naturale, in cui le particelle di vapore inalato immettono nell’organismo anche determinati minerali. In altre parole, i sali minerali contenuti nel vapore favoriscono la fluidificazione dei muchi stagnanti; sono, inoltre, utili anche per le riniti e le sinusiti, specie quelle croniche. Il vapore, tuttavia, è sconsigliato nei soggetti asmatici e in particolare l’antroterapia non è indicata per tutte quelle persone che soffrono di pressione bassa o sono soggette a sbalzi di pressione.

Speleoterapia e Haloterapia

Di solito all’antroterapia è anche associata la speleoterapia, così come l’haloterapia – se la località termale fosse anche nelle prossimità di un luogo marittimo. Ma andiamo a vedere insieme cosa sono questi due trattamenti.

Speleoterapia

La speleoterapia, come suggerisce il nome, è un trattamento basato sull’esplorazione di grotte naturali.

Prima avevamo detto che agli asmatici è sconsigliato il trattamento antroterapico; ebbene, la speleoterapia invece è assolutamente indicata, perché cura questa malattia del tratto respiratorio. Specie studiando la correlazione tra alcune affezioni dell’apparato respiratorio e la psicologia, si sta sperimentando il trattamento di speleoterapia contro la depressione o in generale contro fobie come la paura degli spazi chiusi/ dei tunnel.

Haloterapia

L’haloterapia, invece, è un trattamento che consiste nell’esposizione al sale o ad ambienti salini, come il mare o – meglio – cavità ad alta concentrazione di cloruro di sodio.

Le grotte possono essere artificiali o naturali; in questo caso viene da pensare alle grotte salmastre o alla salgemma, in cui è possibile effettuare anche la precedentemente citata speleoterapia. Il trattamento haloterapeutico, comunque, ha dimostrato una notevole efficacia per le affezioni a carico dell’apparato respiratorio. Nello specifico, si rende utile nel caso di tosse, raffreddori di origine allergica, ma anche asma, sinusite e bronchite.

Il meccanismo di inalazione dei sali

Ma come funziona, effettivamente, l’haloterapia?

Premettiamo che una seduta di haloterapia dura in genere 45 minuti, mentre per i bambini la durata si dimezza. Premettiamo, anche, che di solito i benefici dell’haloterapia si riscontrano in un ciclo di 4/5 sedute.

Il funzionamento è semplice: di base, le particelle di sale ionizzate negativamente creano un aerosol che, come sappiamo, viaggia in profondità nel nostro sistema respiratorio, a tal punto da poter raggiungere anche i polmoni negli alveoli. E’ noto che l’aria salina che viene inalata svolge un’azione antibatterica ed antinfiammatoria che dura per tutto il tratto respiratorio; ma non solo: è anche in grado di assorbire i gonfiori delle mucose e purificare le vie aeree. Inoltre, scioglie il catarro, così da ripristinare il funzionamento della struttura ciliare che tappezza il naso.

Una piccola nota: come avviene per le persone che fanno gli aerosol (anche usando quegli apparecchi per uso domestico), si possono avvertire sporadici o ripetuti attacchi di tosse e l’espulsione di muco. (Molto spesso quest’ultimo effetto non è negativo, in quanto è considerato liberatorio per il sistema respiratorio).

Le piscine termali

All’interno della struttura partenopea ci sono due aree riservate alle piscine termali: quella esterna e quella interna.

L’area esterna

Le piscine termali esterne sono alimentate da acqua termale salso-bromo-iodica; la temperatura è di 35°C. Nell’area si può trovare una piscina semi-olimpionica (le cui dimensioni sono 25m x 10m) che, attraverso i vapori termali, permette il nuoto all’esterno anche nel corso delle stagioni più fredde.

Bisogna specificare che i 250 metri quadri di acqua termale sono continuamente rinnovati; inoltre, la profondità della piscina, che è variabile da 1,20 a 2,20 metri, fa sì che possano accedere al bagno sia le persone singole che le famiglie. Al bordo della piscina, poi, c’è l’opportunità di sdraiarsi su un lettino e di prendere il sole.

All’interno dell’area esterna è possibile sia effettuare la balneoterapia che praticare fitness. Di norma, entrambe queste pratiche sono dei modi per curare i postumi di traumi ossei e muscolari. In linea più generale, invece, si possono curare le malattie reumatiche o semplicemente fortificare il tono muscolare e l’elasticità delle articolazioni.

Un’ultima nota riguarda i bambini: all’interno dell’area esterna sono presenti delle aree acquatiche che consentono la balneazione.

L’area interna

Per quanto riguarda l’area interna, invece, nelle piscine l’acqua termale raggiunge una temperatura di 40˚C. Qui ci si può immergere in un’acqua particolare, che è famosa per le sue proprietà astringenti e antisettiche, oltre che detergenti; infatti, molte persone fanno i bagni nell’area interna se soffrono di patologie legate alla pelle, o per la semplice voglia di renderla più setosa.

Ma non è solo la pelle ad essere coinvolta: l’immersione di tutto il corpo ha un’azione benefica sui tessuti e sulla muscolatura; stimola, infatti, il ricambio fisiologico delle cellule, con effetti rilassanti, rigeneranti e tonificanti.

Il centro benessere

Alle Stufe di Nerone è anche possibile approfittare del centro benessere per godersi un bel massaggio oppure dei cicli di drenaggio.

Studiato, quindi, per un aspetto legato al relax o anche per ulteriori trattamenti, il centro benessere del sito termale dei Campi Flegrei offre numerosi servizi, che andiamo subito a riassumere di seguito.

I linfodrenaggi

Una delle migliori esperienze del centro benessere di questa struttura è rappresentata dai linfodrenaggi. Ma di cosa si tratta?

Il linfodrenaggio è una tecnica di massaggio che si basa sul miglioramento della circolazione dei liquidi linfatici dai tessuti. Di base, l’azione meccanica manuale viene esercitata prevalentemente -se non esclusivamente- sulle aree che interessano l’apparato linfatico: milza, timo, noduli e linfonodi. Il tutto, per facilitare il deflusso dei liquidi che, a livello organico, purtroppo ristagnano nel nostro corpo.

Tra i migliori risultati e le migliori indicazioni per questo particolare trattamento troviamo:

  • il riassorbimento degli edemi
  • la regolazione del sistema neurovegetativo
  • la migliore cicatrizzazione di ulcere o ferite molto profonde nei soggetti affetti da diabete

L’uso nella medicina estetica

Il linfodrenaggio, infine, si può anche sfruttare nel campo della medicina estetica. Più frequentemente è usato per combattere gli inestetismi causati dalla cellulite, che non a caso è una problematica legata perlopiù alla ritenzione idrica.

Ma ci sono anche ulteriori usi: ad esempio, il linfodrenaggio viene spesso consigliato ai pazienti che si sono sottoposti a interventi di chirurgia estetica. Più nello specifico, questo trattamento è molto utile nelle casistiche di liposcultura e liposuzione.

I rischi del linfodrenaggio

Ci sono rischi nel sottoporsi ad una o più sedute di linfodrenaggio?

Sicuramente la frizione delle mani del massaggiatore sulla pelle non deve essere forte, perché il rischio primario potrebbe essere quello di far percepire dolore al paziente. Ma ci sono anche altri accorgimenti che è bene mettere in pratica. Ad esempio, è fondamentale che il linfodrenaggio sia effettuato direttamente con le mani, quindi senza detergere la pelle con olio o crema. Questo perché il contatto non diretto altrimenti favorisce lo scivolamento delle mani lungo il corpo; è proprio l’attrito, infatti, che serve a spingere la pelle ed i liquidi in modo appropriato. Infine, una nota sulla pressione delle mani: questa non deve essere eccessiva, perché altrimenti aumenterebbe il passaggio dei liquidi dai tessuti ai vasi ematici. Al contrario, deve invece favorire il drenaggio dei liquidi linfatici.

Un’unica nota: proprio per la questione legata all’ematicità, le donne con il ciclo non devono  sottoporsi, in quel periodo, al linfodrenaggio. Il trattamento è inoltre controindicato nel caso di soggetti che soffrono di asma e alterazioni di pressione (iper o ipotensione).

Sintetizziamo, infine, i passaggi più importanti del linfodrenaggio:

  • Le mani del massaggiatore devono avere una temperatura calda.
  • La temperatura esterna (il luogo in cui il paziente si sdraia per l’intera durata del trattamento) non deve essere calda o fredda, ma adeguata al corpo.
  • Il paziente dev’essere comodo, ovvero la muscolatura non dev’essere tesa.
  • L’area o le aree che non sono sottoposte a drenaggio devono essere assolutamente coperte per evitare degli sbalzi termici.
  • La pressione del massaggio è graduale.
  • Una volta che il massaggio è terminato, il paziente deve riposare la muscolatura per almeno un quarto d’ora.

 

Share:

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on pinterest
Pinterest
Share on linkedin
LinkedIn
On Key

Related Posts